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Poesia

INTIMATIONS OF IMMORTALITY FROM RECOLLECTIONS OF EARLY CHILDHOOD
William Wordsworth (1770-1850)

(traduzione di S.N. e A.D.B.)

 

I

Ci fu un tempo quando prato, bosco e ruscello,
la terra e ogni semplice percezione
mi sembravano
vestiti di una luce celeste,
la gloria e la freschezza di un sogno.
Adesso non è più come prima;
dovunque mi giri
giorno e notte le cose che
ho visto non riesco più a vederle.

II
L'arcobaleno viene e va,
e la rosa è incantevole,
la luna guarda con soddisfazione intorno a sé
quando i cieli sono limpidi,
le acque sono belle e dolci;
nella notte stellata
la luce del sole è una gloriosa nascita;
eppure, ovunque vada, io so
che tanto tempo fa esisteva una gloria sulla terra.

III

Ora, mentre gli uccelli cantano una canzone gioiosa
e i giovani agnelli si muovono
come al suono di un tamburello,
a me, solo, è venuto un impeto di dolore,
un tempestivo sfogo ha dato sollievo ad esso,
e sono di nuovo forte:
le cateratte soffiano le loro trombe dal cielo;
mai più il mio dolore offenderà le stagioni;
sento gli echi attraverso la massa delle montagne,
i venti vengono a me dai campi del sonno,
e tutto il mondo è felice;
terra e mare si danno alla gioia,
e con il cuore di Maggio
ogni animale fa festa;
tu Bambino della Gioia,
grida intorno a me, lasciami sentire le tue grida, tu felice
Pastorello.

IV

Benedette Creature, ho sentito i richiami
che fate tra voi; vedo
i cieli ridere con voi nel vostro giubileo;
il mio cuore è alla vostra festa,
la mia testa ha la sua ghirlanda,
sento la pienezza della vostra beatitudine,.. la sento tutta.
Oh, giorno malvagio! se io fossi cupo,
mentre la terra sta adornando,
questo dolce mattino di Maggio,
e i Bambini sono
in ogni dove,
in migliaia di valli lontane ed ampie,
freschi, i fiori; mentre il sole risplende caldo,
ed il bimbo salta tra le braccia di sua madre: ..
ascolto, ascolto, con gioia io ascolto!
..Ma c'è un albero, uno tra tanti,
e un campo, che ho osservato,
entrambi parlano di qualcosa che è andato:
la viola del pensiero ai miei piedi
ripete la stessa storia:
dove è fuggita la luce irreale?
Dov'è ora la gloria e il sogno?

V
La nostra nascita non è che un sonno e un oblio:
l'Anima che nasce con noi, la nostra Stella di vita,
ha avuto altrove la sua origine,
e viene da lontano:
non in completa dimenticanza,
non in estrema nudità,
ma attraversando nuvole di gloria noi veniamo
da Dio, che è la nostra casa:
il Cielo ci circonda nella nostra infanzia!
Ombre della prigione cominciano a chiudersi
sopra il Bambino che cresce,
ma egli osserva la luce, e da dove proviene,
egli la vede nella sua gioia;
il Giovane, che giorno per giorno si allontana dall'est,
deve viaggiare, ma egli è ancora Sacerdote della Natura
e dalla splendida visione
è sulla sua strada accudito;
alla lunga, l'Uomo la sente svanire,
e mischiarsi nella luce del giorno.

VI
La terra riempie il suo grembo con i suoi piaceri;
essa ha desideri naturali,
e, perfino qualcosa che somiglia alla mente materna,
e con propositi non senza valore,
la nurse fa tutto quello che può
perché il suo Bambino, il suo Futuro Uomo
dimentichi le glorie che ha conosciuto,
e quel palazzo imperiale da dove proviene.

VII
Guarda il Fanciullo tra le sue nuove beatitudini,
un tesoro di sei anni, alto quanto un pigmeo!
Vedi, dove in mezzo alle sue creazioni egli giace
afflitto dai futili baci di sua madre,
con lo sguardo di suo padre su di lui!
Guarda, ai suoi piedi, qualche piccolo progetto o mappa,
qualche frammento dai suoi sogni di vita umana,
creato da lui stesso attraverso l'arte appena imparata;
un matrimonio o una festa,
un lutto o un funerale;
e questo ha il suo cuore adesso,
e intorno a questo egli modella la sua canzone:
quindi renderà la sua lingua
adatta a dialoghi di affari, amore o lotta;
ma non passerà molto tempo
prima che questo venga messo da parte,
e con nuova gioia ed orgoglio
il piccolo attore rivestirà un'altra parte;
riempiendo di volta in volta il suo "palcoscenico umoristico"
con tutte le persone, fino alla vecchiaia,
che la vita porta con sé nel suo bagaglio;
come se la sua sola vocazione
fosse un'imitazione senza fine.

VIII
Tu, la cui sembianza esteriore nasconde
l'immensità della tua Anima;
tu, grande filosofo, che ancora possiedi
la tua eredità, tu Occhio tra i ciechi,
che, sordo e silenzioso, leggi la profondità eterna,
riempito per sempre dalla mente infinita, ..
Profeta potente! Indovino benedetto,
nel quale permangono quelle verità,
che ci affatichiamo tutta la vita a cercare,
perse nell'oscurità, l'oscurità della tomba;
Tu, sopra cui l' Immortalità
risiede come il Giorno, padrone sullo schiavo,
presenza che non può essere evitata;
la cui tomba
non è che un letto solitario senza la percezione o la vista
del giorno o della calda luce,
un posto per riflettere dove giaciamo in attesa;
tu piccolo Bimbo, ancora glorioso nella grandezza
della libertà nata dal cielo, sulla grandezza del tuo essere,
perché con queste autentiche pene costringi
gli anni a portare l' inevitabile giogo,
così ciecamente lottando con la tua beatitudine celeste?
Presto piena, la tua Anima avrà il suo peso terreno,
e la consuetudine si abbatterà su di te con un peso
duro come il gelo, e profondo quasi come la vita!

IX

Oh gioia! Che nelle nostre braci
è qualcosa che vive,
che natura ancora ricorda
come qualcosa così fugace!
Il pensiero dei nostri anni passati genera in me
perpetua benedizione: non tanto
per ciò che è più degno di essere benedetto...
delizia e libertà, il semplice credo
dell'infanzia, sia nell'occupazione che nel riposo,
con nuova speranza riecheggiante nel cuore:
non per questo io sollevo
il canto di ringraziamento e di lode;
ma per quelle ostinate domande
del senso delle cose esterne,
che escono da noi, svanendo;
vuoti presentimenti di una Creatura
che si muove in mondi non realizzati,
istinti elevati di fronte ai quali la Natura mortale
tremò, come un Essere colpevole appena scoperto:
ma per quelle prime emozioni, quei ricordi di ombre,
che, sia quel che sia,
sono ancora la luce di tutto il nostro giorno,
sono ancora la luce di tutto il nostro vedere;
ci sorreggono, ci curano e hanno il potere di far
sembrare i nostri anni rumorosi, momenti
del Silenzio eterno: verità che vegliano,
e che non muoiono mai;
che né l' apatia, né lo sforzo forsennato,
né l'Uomo o il Ragazzo,
né tutto ciò che è nemico della gioia,
può abolire o distruggere!
Perciò in una calma stagione,
sebbene ci troviamo molto all'interno,
le nostre Anime vedono quel mare immortale
che ci ha portato fin qua,
e che in un momento ci può riportare là,
ad osservare i Bambini che giocano sulla spiaggia,
e sentire il possente ed eterno rumore delle acque.

X
Allora cantate, voi Uccelli, cantate una gioiosa canzone
e lasciate che i giovani agnelli si muovano
come al suono di un tamburello!
Noi nel pensiero ci uniremo alla vostra folla,
voi che suonate e voi che cantate,
voi che attraverso il vostro cuore oggi,
sentite la dolcezza di Maggio!
Che sebbene la luce che un giorno fu così luminosa
sia stata tolta per sempre dalla mia vista,
sebbene nulla possa riportare l'ora
di splendore sull'erba, di gloria nel fiore,
noi non ci addoloreremo, troveremo piuttosto
la forza in ciò che rimane dietro,
nella simpatia primitiva
che essendo stata, sempre sarà;
nei dolci pensieri che nascono
dalla sofferenza umana;
nella fede che guarda attraverso la morte,
negli anni che portano alla saggezza.

XI
E, voi Fontane, Prati, Colline e Boschi,
non permettete alcuna separazione dei nostri amori!
Sebbene nel profondo del mio cuore io senta la vostra grandezza,
ho soltanto rinunciato ad una gioia,
vivere sotto la vostra più abituale influenza.
Io amo i Ruscelli che si affannano nei loro letti,
ora molto più di quando saltellavo come loro;
l'innocente luminosità di un nuovo giorno
è ancora bella;
le nuvole che si riuniscono intorno al sole che tramonta
prendono una sobria colorazione dall'occhio
che ha sorvegliato sulla mortalità dell'uomo;
un'altra gara è avvenuta, e altre palme sono state vinte.
Grazie al cuore umano per cui noi viviamo,
grazie alla sua dolcezza, la sua gioia e le paure,
il movimento del fiore più insignificante,
può darmi pensieri troppo profondi per le lacrime.