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19

giu

2009

QUESTO GIORNALISTA HA DETTO TUTTO. E' UN ARTICOLO BELLISSIMO...SEPPURE NELLA SUA TRISTEZZA.


dal MESSAGGERO DI ROMA di Sergio Talamo
ROMA (19 giugno) - Si, signora Teresa, mamma di Flaminia, che il 22 maggio 2008 volò sulla via Nomentana come una foglia secca quando tira vento. Ha ragione lei, signora che ora piange due volte, ieri il dolore di perdere una figlia, oggi quello di perdere la speranza: questa non è giustizia. È un'altra cosa. È un gelido riflesso condizionato: abbiamo sempre fatto così, facciamolo ancora.

I magistrati della Corte d'assise d'appello di Roma, come spesso capita ai giudici o ai medici, hanno preferito le parole del loro gergo alle persone vere. Quelle che uccidono, quelle che muoiono. Usati così, i codici ingialliscono e umiliano proprio quella legge che dovrebbero far prevalere. Si ritorcono contro l'uomo.

Del resto cosa ci vuole, coperti dietro "la giurisprudenza prevalente" (cioè il peso del passato), a non veder più la Mercedes di Stefano Lucidi che correva come in un videogame, senza semafori e senza passanti, perché per certa gente la vita è solo un gioco, una sfida, una continua esagerazione? Per altri, invece, per Flaminia e Alessio in due su uno scooter dentro la notte di Roma, la vita era la preziosa costruzione di un amore, era un pastello che disegna una ad una le caselle del futuro.

Ma Lucidi, che dal 2001 era interdetto alla guida per droga, Lucidi se ne infischia e prende l'auto del padre nel garage dei Parioli. Eccolo, l'invincibile che passa con il rosso anche sul trafficatissimo incrocio di via Regina Margherita. Perché lui non conosce divieti e limiti, perché la strada è tutta sua. Ha appena litigato con Valentina, la sua ragazza. Lei scappa ma lui la raggiunge, la picchia, la tira in auto e poi via a tutto gas. Ora ti faccio vedere io chi comanda.

Flaminia e Alessio restano sull'asfalto come due manichini, con i loro vent'anni e nella mente i libri di Economia e Commercio, i gol della Roma, il viaggio a Porto Rotondo appena prenotato. Se ne vanno senza un perché, lasciano un urlo, il vuoto, uno sguardo smarrito verso il cielo che li ha presi. Lasciano solo la flebile speranza che la loro vita, che per l'assassino non valeva nulla, valga qualcosa almeno per lo Stato Italiano.

È il 26 novembre 2008, e sembra che il miracolo accada. Per la prima volta nel nostro Paese, tra il pirata della strada e la sua vittima la legge si ricorda del più debole. Per la prima volta un giudice riconosce che chi guida a 200 all'ora, spesso ubriaco o drogato, non merita uno scappellotto da ragazzo ma una condanna da uomo.

Lucidi è ritenuto colpevole di omicidio volontario: 10 anni di carcere. Ma ieri tutto è tornato com'era. In secondo grado, proprio davanti alla corte composta in prevalenza da giudici popolari, quell'omicidio si allontana dalla gente reale e torna nei massimari di diritto. È di nuovo un delitto di serie B: colposo, cioè non voluto, dovuto a semplice imperizia. La pena è dimezzata, il famoso avvocato esulta. Le vite di Flaminia e Alessio tornano a rotolare sulla Nomentana come fogli di carta inutili.

19 giugno 2009