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20

giu

2009

Il crimine sempre impunito di chi guida ubriaco


A Catania come a Roma, un'ingiustizia senza fine.
di GRAZIA MUSUMECI

Alessio, Flaminia e Sonia avevano molte cose in comune. Tutti e tre avevano poco più che vent'anni, tutti e tre studiavano Economia e Commercio con ottimi profitti, tutti e tre regalavano soddisfazioni ai genitori e gioia agli amici. Tutti e tre sono morti ammazzati ad un angolo di strada, falciati e dimenticati da guidatori ubriachi.

Alessio Giuliani e Flaminia Giordani a Roma, sull'incrocio tra via Nomentana e viale Regina Margherita. Sonia Sicari a Catania, in via Roccaromana. I loro investitori appartengono alla stessa categoria. Ricchi figli di papà, a bordo di macchine potenti che nemmeno loro sanno governare, rintronati da sostanze stupefacenti che tolgono loro controllo, cognizione e dignità umana e li rendono schegge assassine pronte a colpire ovunque, chiunque.

Eppure in Italia non esiste una legge, una giustizia davvero giusta che sappia fermare questi soggetti, rinchiuderli e recuperarli ... se mai fosse possibile farlo ... per far capire loro questo errore. Perché non si tratta della "svista di un attim", ma di comportamenti consapevolmente pericolosi. Lo sanno tutti, anche i bambini, che droga e alcool rendono una persona pericolosa.

A Stefano Lucidi, l'investitore dei due giovani romani, lo scorso Novembre era stato contestato l'omicidio volontario. Sentenza storica per il nostro paese, perché per la prima volta si andava oltre la banale giustificazione della "incapacità di intendere e volere" e si dichiarava che un soggetto che beve, che sa di bere, che sa di essere interdetto alla guida di un mezzo ... e comunque lo fa ... è volontariamente consapevole di poter uccidere. E' un assassino volontario.

Diego Pappalardo, il giovane catanese che ha messo fine alla vita di Sonia, avrebbe potuto usufruire di questo coraggioso cambiamento di rotta, avrebbe dovuto fare i conti con una colpa "volontaria" che lo avrebbe costretto a fermarsi e pensare.

Purtroppo però la "giustizia" italiana è tornata indietro di mille anni in pochi mesi, quando il 18 giugno scorso a Roma, in processo di appello, Lucidi si vede ridurre la pena da 10 a 5 anni...e l'accusa in semplice omicidio colposo. Come a dire: scusate, abbiamo scherzato! La follia di chi usa la vita propria e degli altri come un tiro a bersaglio non è più punibile. L'irresponsabilità di chi si sballa ... pur sapendo di avere le chiavi della macchina in mano ... è solo un piccolo incidente superabile.
Cinque anni. Appena due anni e mezzo per vita umana stroncata!

Non ci saranno punizioni esemplari a Roma, quindi... e forse a Catania non ci saranno punizioni affatto.
Il messaggio che ne viene fuori è tristemente chiaro. Altri ragazzi ricchi e sballati si sentiranno in dovere di pestare sull'acceleratore delle loro macchinone, di fare a gara col destino, di sfidare la vita e la morte. Tanto la legge non ti punisce. E altri ragazzi in gamba, rispettosi, semplici e bravi si trasformeranno in lapidi e fiori agli angoli di incroci maledetti.
Che poi "maledetti" non sono, gli incroci. Una strada da sola non può far male a nessuno. Il male, da sempre, lo fa l'ignoranza, la superficialità, l'indifferenza gratuita di chi non ha il coraggio di agire con responsabilità. Siano essi guidatori ubriachi o giudici e legislatori disinteressati.

fonte: Cataniaoggi.com

20 giugno 2009