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24

mag

2008

Donati gli organi di FlaminiaPer Flaminia Giordani è stata data l'autorizzazione all'espianto degli organi che ha permesso di salvare quattro persone, donando cuore, fegato e reni. Il cuore della giovane è stato trasferito d'urgenza ieri sera a Siena per


ROMA - Chi li conosceva è pronto a giurarlo: quello che univa Alessio e Flaminia "era amore vero". Lo dicono in coro gli amici, ora oppressi dal dolore. "Il destino li ha voluti insieme anche nella morte", sussurrano quando ieri mattina alla facoltà di Economia della Sapienza arriva la notizia che, oltre ad Alessio, 23 anni, morto sul colpo, anche Flaminia, 22 anni, dopo 12 ore di coma se ne è andata. Lo dice agli altri Francesca, un'amica comune mentre piange senza tregua, le lacrime che scivolano giù silenziose nascoste dai lunghi capelli ricci.

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Gli amici di Alessio hanno comprato un mazzo di fiori di campo e un girasole per portarli a quell'incrocio sulla via Nomentana dove hanno perso la vita i due ragazzi. E Aldo, Stefano e Luigi hanno voglia di raccontare le cose belle condivise negli anni. Il primo a parlare è Aldo: "Alessio era un ragazzo solare. Quando c'era lui il divertimento era assicurato. Il giorno dell'incidente l'ho incontrato proprio qui in facoltà, intorno alle 17. Mi ha detto che in questo periodo era molto felice, stava finalmente per laurearsi, dopo tanti sacrifici". Gli fa eco Luigi: "Era un amico caro in tutti i sensi. Ci vedevamo in facoltà, giocavamo insieme a calcetto. Lui era attaccante, uno dei più forti. Era tifoso della Roma. Qualche volta Flaminia veniva a vedere le partite. Erano davvero molto legati".

Li ricordano tutti così i fidanzatini: uniti nello studio e nel tempo libero da oltre tre anni. Stavano per laurearsi in Amministrazione delle aziende, studiosissimi, i pomeriggi trascorsi sui libri uno di fronte all'altro, nella biblioteca "Barone", la più grande della facoltà. Erano "inseparabili" dice Mauro Russo, un altro studente. "Premurosi uno verso l'altro, era una gioia vederli insieme. Davvero due ragazzi perbene, normali nel senso migliore del termine".

Oltre allo studio, Flaminia amava stare con i bambini. "Ha cresciuto le mie figlie" ricorda addolorato Camillo Esposito, vicino di casa della famiglia Giordani. "Per loro è come se fosse una sorella. Passavano molte ore insieme. Non so proprio come glielo dirò". Esposito non riesce a contenere la rabbia: "Non se ne può più. È un continuo stillicidio di morti per incidenti stradali. Erano giovani con una vita davanti. E ora all'improvviso non ci sono più. Un pazzo al volante che correva senza un motivo mi ha portato via Flaminia, che io ho sempre considerato come un'altra figlia".

E Ambra Vona, 19 anni, anche lei vicina di casa, una delle migliori amiche di Flaminia, parla di lei come se fosse ancora viva: "Mi sono trasferita nel suo stesso palazzo quando avevo sei anni. È la prima persona che ho conosciuto quando sono arrivata qui. Abbiamo subito legato. All'università ha conosciuto Alessio. Una ragazza d'oro, unica e disponibile. E poi è bellissima. Le vogliamo tutti bene. L'adoriamo perché, in ogni cosa, ti da tutto il suo cuore". Ed era proprio Flaminia che amava andare in scooter, girare nelle calde serate romane per la città e poi fermarsi a mangiare un gelato: "Erano spessissimo sul motorino" racconta ancora Francesca. "Amavano Roma e la "esploravano" soprattutto di sera. Passeggiare e andare in giro in scooter era una delle cose che Flaminia amava di più, l'altra era il cinema. Ci andavano sempre a cinema, lei e Alessio, e ancora più spesso rimanevano a casa a vedere un film. Flaminia faceva la comparsa tutte le volte che poteva, lo faceva per hobby, tanto per divertirsi. Qualche volta faceva anche i casting ed era su internet come "Miss Muretto" il gioco interattivo per cui i ragazzi votano il più "figo" tra loro".

La loro vita era scandita da quei viaggi in motorino, chilometri e chilometri macinati per stare insieme. Capitava spesso che Alessio si muovesse da casa sua, in via Salaria, per andare a incontrare Flaminia che abitava in via Veientana, una traversa di via Grottarossa. Partiva con il suo motorino e poi la accompagnava ogni volta fino a casa. Per tre anni sempre lo stesso tragitto. Fino all'altra sera.

di VALERIA FORGNONE e ANNA MARIA LIGUORI

Fonte: La Repubblica.it

24 maggio 2008