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16

giu

2008

Pirati della strada, omicidio volontario per Lucidi: il Riesame si riserva di decidere


ROMA (16 giugno) - Il Tribunale del Riesame di Roma si è riservato di decidere sulla contestazione del reato di omicidio volontario chiesta dal pm Carlo Lasperanza per Stefano Lucidi il pirata della strada che il 22 maggio scorso sfrecciando a quasi cento all'ora in città, aveva investito e ucciso a Roma due fidanzati in motorino.

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Lucidi è in carcere con l'accusa di omicidio colposo «con previsione dell'evento». Il Riesame oggi ha ascoltato le ragioni dell'accusa e quelle della difesa di Lucidi, rappresentata dall'avvocato Basilio Fiore che si è opposto alla iniziativa della procura spiegando che la richiesta di modifica del reato è inammissibile per «difetto di interesse» da parte dell'ufficio del pm. Quest'ultimo aveva chiesto già al gip Roberta Palmisano che a Lucidi, il tossicodipendente di 35 anni con precedenti penali e interdetto alla guida che aveva ucciso con la sua autovettura Flaminia Giordani e Alessio Giuliani, venisse contestato il reato di omicidio volontario.

Il pubblico ministero ha chiesto inoltre la revoca dell'ordinanza del gip con la quale è stata disposta la detenzione in carcere dell'uomo per «omicidio colposo con l'aggravante della previsione dell'evento», non ipotizzando quindi una completa volontarietà. Secondo il pm, il pirata della strada, mentre investiva i due giovani, non poteva non essersi prefigurato come fosse per lui impossibile, in quella particolare dinamica, il controllo dell'auto e la «conseguente inevitabilità» dell'uccisione.

E, ancora, spiega Lasperanza, «la previsione dell'evento non può ritenersi incerta, ma concretamente possibile in ragione delle caratteristiche psicofisiche del Lucidi “privo di patente di guida”, conducente di una autovettura lanciata ad alta velocità nell'attraversamento di un incrocio posto in un centro abitato, con piena consapevolezza che altri potevano attraversare lo stesso incrocio con semaforo verde quindi in assenza di prevedibilità da parte di questi ultimi della sua criminosa condotta».

fonte: Il Messaggero

16 giugno 2008