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24

set

2008

PIRATI STRADA, AL VIA PROCESSO PER FIDANZATI UCCISI A ROMA


ROMA - ANSA Le famiglie dei due giovani fidanzati uccisi dal pirata della strada a Roma il 22 maggio scorso, e l'associazione vittime della strada. Queste le parti civili ammesse oggi dal gup Marina Finiti durante la prima udienza del processo con rito abbreviato nei confronti di Stefano Lucidi, che investì e uccise la coppia di fidanzati Alessio Giuliani e Flaminia Giordani, in via Nomentana, a Roma. Il gup non ha ammesso invece la costituzione di parte civile della facoltà di Economia dell'Università La Sapienza e il Comune di Roma. L'udienza è stata aggiornata al 22 ottobre prossimo.

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In aula erano presenti, tra gli altri, i genitori di Flaminia, Teresa e Sergio Giordani e i genitori di Alessio, Angela e Stefano Giuliani, assistiti dall'avvocato Francesco Caroleo Grimaldi. Lucidi, detenuto nel carcere di Regina Coeli, non era presente in aula. Il 2 luglio scorso, prima della richiesta di rito abbreviato presentata dall'avvocato Basilio Fiore, difensore di Ludici, la procura di Roma aveva citato direttamente a giudizio l'imputato per l'accusa di omicidio volontario plurimo con dolo eventuale.

GENITORI: VOGLIAMO GIUSTIZIA
Sergio, il papà di Flaminia, uccisa dal pirata della strada a Roma insieme con Alessio il suo fidanzato il 22 maggio scorso a Roma, spiega "di non sentirsi più italiano". Sergio è insieme ai genitori di Alessio in Tribunale dove ha partecipato alla prima udienza del processo a Stefano Lucidi. "Questo processo - dice - è l'ultima occasione, l'ultima chance da parte della giustizia di dimostrarsi tale, la condanna non è importante in se e per se, ma sarà un monito per evitare altri morti perché ne sono morti in tanti sulla strada dopo i nostri figli". Poco più la Teresa, la mamma di Flaminia, spiega di non cercare vendetta: "Solo giustizia - dice - e in questo senso la richiesta di parte civile avanzata dall'Università ci è stata di grande conforto: Alessio e Flaminia erano due giovani, due risorse e sono state cancellate per sempre con le loro vite anche le speranze". "Si tratta di due famiglie finite - dice l'avvocato Francesco Caroleo Grimaldi - non distrutte ma finite. Lucidi a quell'incrocio superò le auto in colonna e passò con il rosso e nello specchietto, quando vide ciò che aveva fatto, fuggì via".

MADRE DI ALESSIO: UN PROCESSO IMPORTANTE
"Non so se verrà oggi al processo, ma se lo incontrassi, vorrei guardare i suoi occhi per vedere se hanno ancora una luce di umanità se riflettono il rispetto per la vita e il dolore o se invece riflettono solo quello che ha fatto". Angela Rizzo è la mamma di Alessio, il giovane travolto dall'auto di Stefano Lucidi a Roma e ucciso all'incrocio di via Nomentana insieme con la fidanzata il 22 maggio scorso. Angela è vestita di nero e se ne sta un po' in disparte davanti all'aula del tribunale di Roma dove oggi si è celebrata la prima udienza del processo a carico di Stefano Lucidi. "Questa sentenza, questo processo sarà importante per tutti - dice Angela - per noi genitori, per i figli che ci sono rimasti in terra e per quelli che stanno su in cielo. E poi per tutti i genitori che temono per i proprio ragazzi, temono che non tornino più a casa quando escono". Qualcuno ricorda che Lucidi guidava da anni a Roma senza patente, e girava con la fotocopia di un documento del fratello gemello. "Io gli chiederei - dice Angela - se a 35 anni è diventato un uomo e se sa cosa significhi essere un uomo". Secondo quanto si è appreso l'assicurazione di Lucidi non ha ancora risarcito il danno. L'offerta, secondo fonti legali, non sarebbe stata presa in considerazione dalla famiglia delle vittime perché giudicata irrisoria. "Quella commessa da mio assistito è sicuramente una grave imprudenza - dice il difensore di Lucidi, l'avvocato Basilio Fio

24 settembre 2008